

23. La ragione degli illuministi: uno strumento operativo.


Da: E. Cassirer, La filosofia dell'illuminismo, La Nuova Italia,
Firenze, 1952.

In questo passo lo storico tedesco della filosofia Ernst Cassirer
spiega il concetto di ragione proprio dell'Illuminismo: essa non 
un  contenuto di cognizioni, di princpi, di verit, ma piuttosto
una facolt, una forza che si pu comprendere pienamente soltanto
nel suo esercizio e nella sua esplicazione; essa non  un
essere ma un fare, ossia uno strumento operativo che conosce
scomponendo e ricomponendo gli elementi della realt.

Per i grandi sistemi metafisici del secolo diciassettesimo [...]
la ragione  il territorio delle verit eterne, di quelle verit
che sono comuni allo spirito umano e a quello divino. Ci che
conosciamo e intuiamo grazie alla ragione, lo intuiamo
direttamente in Dio: ogni atto della ragione ci conferma la
partecipazione all'essenza divina, ci schiude il regno
dell'intelligibile, del soprasensibile.
Il secolo diciottesimo d alla ragione un altro significato, pi
modesto. Essa non  pi un complesso di idee innate, date prima
di ogni esperienza, nelle quali ci si manifesta l'essenza assoluta
delle cose. La ragione non  tanto un siffatto possesso quanto
piuttosto una data forma di acquisto. Non  l'erario n il tesoro
dello spirito, nel quale sia ben custodita la verit, come una
moneta coniata;  invece la forza originaria dello spirito, la
quale conduce alla scoperta della verit ed alla sua
determinazione. Questo atto determinante  il germe e
l'indispensabile premessa di ogni vera sicurezza. Tutto il secolo
diciottesimo intende la ragione in questo significato. Esso non la
considera come un fisso contenuto di cognizioni, di princpi, di
verit, ma piuttosto come una facolt, come una forza che si pu
comprendere pienamente soltanto nel suo esercizio e nella sua
esplicazione. Che cosa sia e che cosa possa, non si potr mai
giudicare dai suoi risultati, ma soltanto dalla sua funzione. E la
sua funzione pi importante sta nella sua capacit di legare e di
sciogliere.
Essa risolve ogni semplice dato di fatto, tutto ci che  creduto
in base alla testimonianza della rivelazione, della tradizione,
dell'autorit; essa non riposa prima di aver scomposto tutto ci
nei suoi semplici componenti e fin negli ultimi motivi della fede
e della credenza.
Ma dopo questo lavoro dissolvente incomincia di nuovo la fatica
della costruzione. La ragione non pu arrestarsi ai disiecta
membra [agli elementi dispersi, rimasti privi di collegamento]:
deve farne sorgere un nuovo edificio, una vera totalit. Ma in
quanto essa stessa crea questa totalit, in quanto riunisce in un
tutto le parti secondo una norma da lei stessa determinata, essa
vede chiaramente la struttura dell'edificio che sorge in questo
modo. La comprende perch  capace di ricostruirla, nella totalit
e nell'ordinata successione dei singoli elementi. Solo con questo
duplice moto spirituale si pu definire interamente il concetto
della ragione: come concetto non gi di un essere, ma di un fare.
